Il blog di Michela Gecele

Ada Hartmann in "La spiaggia dei ricordi morti"

"Ricordare non è ricondurre sotto lo sguardo della coscienza un quadro del passato a se' stante, ma tuffarsi nell'orizzonte del passato e svilupparne a poco a poco le prospettive racchiuse finché le esperienze che esso riassume siano come vissute di nuovo al loro posto temporale. Percepire non è ricordare." (Merleau Ponty, Fenomenologia della percezione).

Questo è quello che fa Ada Hartmann nella sua seconda avventura, "La spiaggia dei ricordi morti". Rivive gli anni '60, rivive una vita non sua. Si coinvolge. E riesce, così, a capire un po' di più il passato e il presente.

 

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Un morto, dei diari, un mito familiare. Questi sono i punti di collegamento, o quelli che risvegliano l'interesse di Ada. Poi cominciano le ricerche. Giornali, libri, interviste a chi c'era, film, musica. E il passato torna a vivere, perché non è mai morto. Rimane presente come forma parallela alla contemporaneità. Questo scopre Ada. E scoprirà anche un assassino...