Nuatri e altre poesie

Nuatri e altre poesie

Questi epigrammi lirici somigliano ad acuti ritornelli che canticchiano senza sosta la domanda su come si sia potuti giungere a tal punto, e, contemporaneamente, approfittando dell’incarnamento procurato al volto dal sorriso, sciolgono blocchi ed incitano a un cambiamento che forse non potrà però avvenire. Il procedimento adottato è quello dell’autoumorismo, visto che l’occasione del sentimento di commozione che segue al riso è provocata nel lettore dalle peripezie della scrittrice stessa. L’aculeo finale dell’epigramma graffia e incide innanzitutto la carne delle viscere di Angela Bonanno, che sa di non rischiare il ridicolo proprio perché l’ascoltatore attento non commetterà l’errore presuntuoso di sottrarsi egli stesso ai fendenti inferti dai versi affilati. È proprio dell’umorismo un senso di comunanza e di condivisione. Angela irrompe in scena nell’istante in cui balena la scissione.

dalla Prefazione di Luigi Lo Cascio

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