Gli abitanti di Arlecchinia - articolo sul Messaggero Veneto (Udine) del 22 novembre 2019

Riportiamo di seguito il bellissimo articolo di Mario Brandolin uscito sul quotidiano "Messaggero Veneto" di Udine del 22 novembre 2019 a seguito della presentazione del libro "Gli abitanti di Arlecchinia - Favole didattiche sull’arte dell’attore dal 1991 a oggi" alla Libreria Friuli di Udine avvenuta il 12 novembre 2019.

 

Testo dell'articolo:

 

Arlecchino o della longevità. Senza riandare ai tempi gloriosi dei Comici dell’Arte, quando uno la maschera col bottone rosso (reminiscenza di quel diavolo dispettoso che era Arlecchino alle origini) e la giubba a toppe colorate se li portava fino alla tomba, basti ricordare Ferruccio Soleri che quasi novantenne, fino a due anni fa, ancora saltellava e capriolava sulla scena de Arlecchino servitore dei due padroni firmato da Strehler nel 1947.

E la pordenonese Claudia Contin, unico Arlecchino donna, che a questa maschera, a partire dai tardi anni’80, si è dedicata anima e corpo al punto da farsene ricercato portabandiera in tutto il mondo, come interprete di spettacoli su e con Arlecchino e come studiosa e pedagoga formalizzando in libri che sono manuali i codici espressivi delle diverse maschere dell’Arte, le diverse valenze del loro stare sulla scena e le complesse tecniche corporee alla base di un’esecuzione credibile & motivata.

Gli abitanti di Arlecchinìa è uno di questi testi preziosi, uscito ora contemporaneamente in Italia e in traduzione spagnola in una versione più ampliata e arricchita del volume pubblicato già nel 1999 nel quale Contin raccoglieva sulla carta le esperienze maturate in palcoscenico e nella preparazione dello spettacolo omonimo.

Eh sì, perché questo Abitanti di Arlecchìnia - Favole didattiche sull’arte dell’attore dal 1991 a oggi (anno in cui debuttò lo spettacolo) non è un freddo manuale, ma un articolato copione che si struttura attorno a figure e personaggi assai ben definiti nei loro contorni spettacolari (movenze, posture, camminate, gesti...) dai quali scaturisce però la sostanza psicologica dei personaggi.

E del copione/canovaccio, dello schema narrativo cioè che si arricchisce nelle improvvisazioni, spesso legate alle reazioni del pubblico, il volume di Contin ha l’andamento. Per cui anche al semplice lettore si offre un racconto vivo, sostenuto da un’ampia selezione di foto esplicative: a modo suo uno spettacolo di carta, di estrema gradevolezza & interesse.

Perché la scrittura di Contin/Arlecchino nel descrivere minuziosamente i movimenti delle diverse parti del corpo, oppure il trucco del viso che sostiene la maschera o le tecniche vocali, restituisce l’universo umano della maschera e al tempo stesso ne indica la “tenuta nel tempo”, la sua riconoscibilità e quello che può rappresentare oggi.

Dieci sono le maschere, quelle tradizionali carnevalesche (Arlecchino, Brighella, Pantalone, Balanzone, etc...) che Contin analizza e viviseziona, proiettandole però in un contesto più ampio, collegandole ad esempio ad altre forme di caratterizzazione e codificazione spettacolare come quelle orientali, indiane e giapponesi, o ai riti delle tradizioni popolari: è un paesaggio vasto di molteplici e stimolanti possibilità espressive che Contin consegna alle nuove generazioni di attori. Un lavoro frutto di lunghe e approfondite ricerche, imprescindibile per chi volesse intraprendere il cammino di Arlecchino e dei suoi compagni.

Un cammino che Contin, anche con la sua attività di “maestra” in giro per il mondo, intende far continuare nel solco di una tradizione rinnovata e attenta alla contemporaneità.

 

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